Archivio della categoria: 'Giovani'

Nov 04 2009

Raccontare le crisi umanitarie: le nuove sfide

Medici senza frontiere vi invita al dibattito: raccontare le crisi umanitarie. le nuove sfide

Verona, Biblioteca Arturo Frinzi, via San Francesco 20

17 novembre 2009 dalle 17:30 alle 19:00
Intervengono:
Francesco Zizola, Fotoreporter;
Oliviero Bergamini, Giornalista TG3;
Gabriele Colleoni, Caporedattore Esteri de L’Arena;
Sergio Cecchini, Direttore della Comunicazione Medici Senza Frontiere Italia.
Introduce e modera: Prof. Agostino Portera, professore ordinario di Pedagogia generale e Pedagogia Interculturale all’Università degli Studi di Verona; direttore del Centro Studi Interculturali di Ateneo

Vi scrivo da… Murabinda
“In teoria non c’era nessun problema, era quello che avevamo chiesto, ma per qualche strano motivo il camion era arrivato una settimana prima del previsto e quindi la nostra cisterna, con una capienza di 7.500 litri, ne conteneva ancora 1.400…”

Andrés racconta un episodio occorso durante i 15 mesi di lavoro come logista nello Zimbabwe

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Mag 06 2009

Blog chiama Forum all’università di PD

Pubblicato da mfantinati su Docenti, Giovani

l’Università degli Studi di Padova è lieta di invitarLa al Forum della Ricerca e dell’Innovazione 2009, un evento promosso dall’Ateneo e dal Comune di Padova, caratterizzato da workshop, dibattiti, incontri ed iniziative, con l’obiettivo di raccogliere a Padova alcuni tra i migliori casi di innovazione d’impresa e di ricerca scientifica.L’inaugurazione del Forum è prevista per giovedi 7 maggio alle ore 9.15 presso l’Aula Nievo del Palazzo del Bo. Il programma dell’evento - che si articola durant e tutto il mese di maggio - l’elenco dei relatori, delle imprese e degli enti che parteciperanno al Forum è disponibile sul sito www.ricercainnovazione.it . Il Forum è concepito per coinvolgere non solo gli addetti ai lavori ma anche e soprattutto giovani, studenti, docenti, professionisti, manager, imprenditori, cittadini ed ogni protagonista presente e futuro della ricerca e dell’innovazione. L’ingresso a tutti gli eventi è libero fino ad esaurimento posti. L’evento si svolge sotto l’Alto Patronato del Presidente della Repubblica, ed i patrocini di Commissione Europea, Ministero dell’Istruzione dell’Università e della Ricerca, Ministero dello Sviluppo Economico, Ministero della Pubblica Amministrazione ed Innovazione, Regione del Veneto, Provincia di Padova. In attesa di incontrarLa durante il Forum, siamo a disposizione p er fornire ulteriori informazioni sull’iniziativa.

Cordiali Saluti da tutto lo staff organizzativo del Forum Tel 049 8277473 - 049 8276815 www.ricercainnovazione.it forum@ricercainnovazione.it

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Apr 23 2009

Lavoro precario?? ce n’è quanto ne volete.

Pubblicato da mfantinati su Giovani, Mondoingegneri

Lavoro precario?? ce n’è quanto ne volete.

Mi permetto di allegare un articolo scritto dalla commissione giovani della provincia di Treviso. Il cuore del nord-est rampante, il motore dell’economia italiana, tasso occupazionale inferiore al 4%…e chi più ne ha più ne metta. Andiamo ad analizzare un po’ più in dettaglio; quanti di voi si riconoscono in questa situazione?

L’ingegnere ed il lavoro precario
Oggi più che mai è di grande attualità il tema del precariato.
Precariato però non significa solo lavoro a tempo determinato, contratti a progetto, o altre forme di rapporto di lavoro dipendente a termine.

Esiste un’ulteriore forma di precariato, che però non ne prende il nome, e per questo ancora più pericolosa, specie in tempi di crisi come quelli che si stanno vivendo.
Ancora più pericolosa perché sfugge a quelle tutele che la legislazione prevede o potrà prevedere per chi, invece, precario lo è nel senso letterario del termine.
Ci riferiamo a quei professionisti, spesso neolaureati (ma oramai anche di laurea non tanto recente), che esercitano la libera professione presso uno studio di progettazione, possiedono partita iva e, con periodicità più o meno concordata, emettono fattura per la prestazione d’opera effettuata. L’importo in fattura deriva generalmente da un compenso mensile pattuito, ovvero dal prodotto delle ore prestate per una retribuzione oraria concordata. Il più delle volte senza un contratto scritto, ma con accordo verbale.
E’ chiaro che l’attività svolta da questi colleghi ingegneri ed architetti poco o nulla ha a che fare con la libera professione, configurandosi quello in essere come chiaro rapporto di subordinazione non regolamentato. Anzi (dopo il danno pure la beffa) questi professionisti, dallo stipendio generalmente molto basso e spesso inferiore a 1000 Euro lordi!!, rientrano fra quelle categorie additate ed accusate di evadere il fisco e dichiarare poco.

Questo rapporto di lavoro era accettato ed accettabile fino a 10-15 anni fa, quando l’ingegnere neolaureato faceva esperienza per qualche anno al più, presso un altro professionista, per poi intraprendere in prima persona la libera professione, aprendo un proprio studio.
Le opportunità di lavoro erano in continua evoluzione, la richiesta di tecnici qualificati in crescita esponenziale, le prospettive economiche buone.
Lavorare, anche dopo un ventennio di costi, sacrifici e studi, per pochi spiccioli risultava accettabile, poiché dinanzi c’erano comunque prospettive aperte, certezze, e sicurezza. Bastava la buona volontà!
Oggi non è più così. Le possibilità di intraprendere con successo una professione sono limitate, ed i costi d’avviamento elevati. Ciò significa che le aspettative dell’ingegnere non vanno spesso oltre al rapporto di collaborazione presso lo studio in cui lavora.
A queste condizioni però lo status di “libero professionista precario” non è più accettabile. E non lo è soprattutto se si pensa che costui non ha un contratto e non ha tutela sanitaria alcuna. Può trovarsi “licenziato” dall’oggi al domani, e se malauguratamente gli capitasse qualcosa di disabilitante, si troverebbe abbandonato a se stesso.
Oggi il “libero professionista” che lavora come dipendente presso uno studio non ha alcuna tutela, le sue certezze sono nulle persino se paragonate al più precario dei dipendenti. Non ha il diritto di ammalarsi, non possiede le più basilari certezze per costruirsi una famiglia.

Con questo non si vuole criminalizzare nessuno, certi che solo la mancanza di regole ha portato fino a qui.
E’ altrettanto certo che così non può funzionare, rendendosi necessario un passo indietro.
E’ necessario per tutti: per la professione dell’Ingegnere e dell’architetto, attualmente svilita e privata della necessaria dignità, anche economica; per il titolare dello studio, privato dell’onorabilità, visto che si vuole credere non stia approfittando della situazione ma preferisca una situazione più dignitosa per i propri “collaboratori”; ma soprattutto per il “collaboratore”, che certamente merita la serenità ed il medesimo trattamento dei parigrado colleghi dipendenti.

Se si continuerà a nascondere questo problema (tra i più significativi della libera professione), a fingere che non ci sia o a posticiparne l’analisi e la regolamentazione, allora a breve sarà in serio pericolo la sopravvivenza della libera professione ed il sostentamento della cassa previdenziale.

Non riteniamo che la soluzione consista nel vietare tutti i rapporti di collaborazione continuativa a vantaggio del lavoro dipendente propriamente detto, non per forza.
Anzi, crediamo che la libera professione (ed il lavoro autonomo in genere), uniti ad un pizzico d’incertezza, siano di stimolo per crescere e svilupparsi, ed abbiano certamente contribuito al successo economico della nostra area geografica.
Crediamo siano altre le soluzioni da privilegiare:

  • stabilire delle percentuali minime di forza lavoro dipendente in uno studio di progettazione, eventualmente connesse con dei punteggi da assegnare nei bandi di gara per incarichi professionali (utilizzando quindi la regola dell’incentivo);
  • rendere obbligatoria una contrattazione scritta per tutti quei rapporti che prevedano l’impiego, anche se solo parziale, del collaboratore presso lo studio;
  • stabilire per le collaborazioni continuative dei compensi minimi orari, mensili od annuali dignitosi, in linea con gli standards europei;
  • addebitare al “datore di lavoro” il contributo minimo integrativo da corrispondere ad Inarcassa, visto che la Cassa non ha voluto capire l’iniquità di tale contributo nei confronti dei colleghi “finti liberi professionisti”;
  • Obbligare ad una copertura sanitaria a favore del collaboratore in caso d’infortunio e/o malattia;
  • classificare tali lavoratori come precari.

Sarebbe necessario un intervento normativo nazionale, per dare soluzione al problema, ma credo che anche i singoli Ordini possano agire, sensibilizzando in merito i propri iscritti, dando loro direttive in merito, anche di carattere deontologico.
Noi dal canto nostro possiamo chiedere all’Ordine che ci rappresenta di discutere in merito; possiamo chiedere di organizzare un assemblea sull’argomento, auspicando una massiccia presenza giovanile; possiamo continuare a far presente il problema, a renderlo pubblico.

C’è poi da chiedersi, in un tale contesto, che significato abbia l’introduzione del tirocinio ed il dannarsi per regolamentarlo.
Il problema non è infatti quello di imparare la libera professione, ma è quello di raccogliere commissioni per esercitarla.
Se il tema poteva essere d’attualità fino ad un decennio fa, credo che oggi giorno i casi in cui un neolaureato si metta in proprio per fare il libero professionista con lavori propri siano quasi nulli, e quindi anche il rischio di una carente professionalità limitato.
Invece sarebbe cogente il rischio di un ulteriore mortificazione del giovane laureato, costringendolo a lavoro estenuante per miseri rimborsi spese, come è consuetudine presso altre Professioni.

Pensiamo dapprima a risolvere quelli che realmente sono i problemi del giovane ingegnere, prima di inventarne di nuovi.

Treviso, 15 04 2009

La Commissione Giovani Ingegneri di Treviso”

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