Archivio della categoria: 'Energia'

Lug 15 2010

Il gas estratto dagli scisti bituminosi

Pubblicato da Puglisi su Energia

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Lo ammetto: sono un affezionato spettatore da anni di SuperQuark. E’ una trasmissione molto interessante che presenta argomenti anche per noi ingegneri. Invitandovi a vederla anche stasera, vi parlo di un argomento che è stato trattato nella scorsa puntata: l’estrazione di gas naturale dagli scisti bituminosi. Infatti, in un mondo sempre più assetato di energia (si spera il più possibile ‘pulita’) il gas da scisti bituminosi, detto anche non convenzionale, promette di essere la nuova frontiera energetica per i prossimi anni. Esso è costituito da gas metano contenuto negli scisti argillosi. Gli scisti sono sedimenti di colore nero ricchi di bitume presenti normalmente nelle argille, derivanti da antiche alghe depositatesi milioni di anni fa e, poi, sprofondate nella crosta terrestre dalle varie orogenesi le quali, producendo rocce impermeabili, hanno impedito la risalita degli aeriformi.

La presenza di metano in tali sedimenti era già nota da moltissimo tempo. E nonostante la loro abbondanza sul pianeta, fino ad oggi non era mai stata presa in considerazione l’idea di sfruttarli perché l’estrazione era troppo costosa. Ma 4 o 5 anni fa gli statunitensi sono riusciti a mettere a punto due tecniche che l’hanno resa concorrenziale rispetto all’estrazione del metano convenzionale. Questa scoperta potrebbe di colpo aver raddoppiato le riserve di gas naturale degli Stati Uniti e della Terra. All’incirca 5 anni fa, infatti, con la produzione di gas metano in calo, si era iniziata, sulla East-Coast, la costruzione di una serie di siti di stoccaggio che avrebbero dovuto rigassificare il metano trasportato dalle navi provenienti dalla Russia e dal Qatar. Oggi si sta iniziando a riconvertire questi impianti per adattarli all’esportazione. Questa nuova possibilità avrà sul mercato mondiale dell’energia ripercussioni simili ad un terremoto (anche se qualcuno è più cauto). Il primo settore a subire gli effetti di tale paventato cambiamento sarà il nucleare che negli ultimi anni, per la crisi petrolifera e per l’obiettivo -80% di gas serra entro il 2050, era stato rispolverato. Con le riserve di metano raddoppiate e non solo più concentrate in Russia ed in Iran (infatti, oltre agli States, sarebbe interessata anche l’Europa, ed in particolare la Germania e la Polonia), il panorama energetico futuro può rapidamente evolversi. E’ vero che il nucleare non produce CO2, ma una centrale a gas costa meno della metà di una nucleare e la sua costruzione richiede meno della metà del tempo. Inoltre, lo spegnimento di una centrale a gas è semplice, mentre quello di un impianto nucleare è cosa ardua, in più non vi è il problema della ‘persistenza ambientale’ che sappiamo essere il più difficile da estirpare per il nucleare. E, così, le grandi manovre prossime venture del mercato incominciano già a delinearsi: Gazprom, il colosso russo monopolista del metano, ha concesso all’Ucraina uno sconto del 30% sul suo costo, Exxon ha speso oltre 30 miliardi di dollari statunitensi per acquisire Xto, un’azienda col know-how dei gas non convenzionali. E tutti gli altri colossi della Big Oil iniziano a muoversi per accaparrarsi i nuovi giacimenti.

Ma in cosa consistono queste scoperte che promettono di produrre tanti sfracelli?

Innanzi tutto il tipo di trivellazione, che procede verticalmente finché non si incontrano gli scisti e, poi, orizzontalmente, parallelamente al suolo, aumentando l’area da cui verrà estratto il gas.

A questo punto, poiché l’aeriforme non esce come nei giacimenti tradizionali perché è intrappolato nel bitume, si insuffla acqua ad altissima pressione (circa 250 atmospfere) mescolata ad acidi. L’elevata pressione frantuma gli scisti e libera il gas. Il sistema, che come già detto precedentemente ha un costo competitivo, è, però, da utilizzarsi con estrema cautela perché può con facilità inquinare le falde acquifere e, in più, può originare fenomeni di subsidenza. Questi particolari han già messo in allarme gli ambientalisti, anche se va riferito che non tutti sono contrari, specialmente in considerazione del fatto che la cosa allontanerebbe l’incubo delle centrali nucleari.

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Giu 09 2010

7° International DIANA Meeting

9 Giugno 2010to18 Giugno 2010

MEETING DIANA

Gentili professionisti,

volevo segnalarvi  che il 7° International Meeting di DIANA, si svolgerà per la prima volta in ITALIA, presso l’Università di Brescia, nei giorni 17-18 giugno 2010.

Allego la locandina.

Saluti.

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Mar 22 2010

Il decreto per il nucleare

Pubblicato da Puglisi su Energia

 in Gazzetta il decreto per la costruzione delle centrali

Dal web un articolo che ci informa sul progresso delle normative sul nucleare in Italia: 

<<È stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale il Decreto Legislativo n. 31 del 15 febbraio 2010 che disciplina la costruzione delle centrali nucleari nel territorio italiano. Il provvedimento, che entrerà in vigore il 23 marzo prossimo, detta le regole per la localizzazione, la realizzazione e l’esercizio delle centrali nucleari e dei depositi delle scorie radioattive, per le misure compensative e le campagne informative al pubblico. Due giorni fa, da Parigi, dove ha partecipato alla conferenza internazionale sull’accesso al nucleare civile, il Ministro dello Sviluppo Economico Claudio Scajola ha dichiarato che “il programma nucleare italiano procede nei tempi previsti. Il Governo sta creando le condizioni necessarie affinchè le imprese possano avviare i lavori per la costruzione della prima centrale nucleare entro il 2013″. “L’energia nucleare rappresenta una fonte energetica disponibile su vasta scala e competitiva, che consente ai Paesi di diversificare gli approvvigionamenti energetici e di contenere la dipendenza dai combustibili fossili, i cui prezzi sono instabili e poco prevedibili. Il nostro obiettivo di lungo periodo - ha concluso il Ministro - è il riequilibro del sistema di generazione elettrica: puntiamo, infatti, ad un mix composto dal 25% di nucleare, 25% di fonti rinnovabili, 50% di combustibili fossili”. 
 Il D. Lgs. 31/2010 stabilisce che per la costruzione e la messa in esercizio delle centrali atomiche è necessaria un’autorizzazione unica rilasciata all’operatore dal Ministro dello Sviluppo Economico, d’intesa con la Conferenza Unificata e di concerto con gli altri Ministri, e definisce i requisiti degli operatori che eserciteranno l’attività nucleare, e la procedura che essi devono seguire per presentare i progetti per lo sviluppo di impianti. 
 Entro tre mesi dall’entrata in vigore del decreto (quindi entro il 23 giugno 2010) dovrà essere messo a punto un documento programmatico contenente gli obiettivi strategici in materia di nucleare, l’indicazione della potenza complessiva delle centrali ed i tempi di costruzione e di messa in esercizio. 
 Entro fine luglio 2010, l’Agenzia per la sicurezza nucleare (ASN), con il contributo di IPSRA, ENEA e delle Università, proporrà i parametri esplicativi dei criteri tecnici per individuare le aree idonee alla localizzazione delle centrali; un mese dopo (fine agosto 2010) il Ministero dello Sviluppo Economico, di concerto con gli altri Ministeri (Ambiente, Infrastrutture, Beni culturali), sulla base della proposta dell’ASN, definirà i criteri per la localizzazione degli impianti e li renderà noti attraverso i siti web dei Ministeri ed i quotidiani per avviare una fase di consultazione pubblica che durerà due mesi (fine ottobre 2010). Trenta giorni dopo il termine della consultazione (fine novembre 2010) sarà emanato il decreto con i parametri definitivi utili ad individuare le aree nelle quali localizzare le centrali. Tali parametri, insieme con la strategia nucleare, saranno sottoposti a Valutazione Ambientale Strategica (VAS). Gli esiti della VAS comporteranno l’adeguamento della Strategia nucleare. Entro tre mesi dalla pubblicazione degli adeguamenti della Strategia nucleare, gli operatori potranno avviare il procedimento di autorizzazione unica, presentando al MSE l’istanza di certificazione del sito sul quale intendono insediare la centrale atomica. L’istanza dovrà contenere l’indicazione puntuale del sito, il progetto preliminare dell’impianto, le indagine tecniche, la valutazione di sicurezza e degli effetti ambientali,… A questo punto entrano in gioco le Regioni, le quali dovranno esprimersi sui progetti, secondo una procedura ed una tempistica molto articolata (artt. 11 e 12 del D. Lgs. 31/2010), al termine della quale l’operatore potrà richiedere l’autorizzazione unica, contenente il progetto definitivo della centrale, lo studio di impatto ambientale, il modello operativo per la gestione e lo studio di disattivazione dell’impianto. Al termine di una complessa procedura, sarà rilasciata l’autorizzazione unica. 
 Gli articoli successivi illustrano gli obblighi e le responsabilità degli operatori titolari dell’autorizzazione che riguardano, oltre alle centrali, anche i depositi dei rifiuti radioattivi
 Alla disattivazione degli impianti provvederà la Sogin SpA, la società con unico socio il Ministero dell’Economia e delle Finanze, con risorse provenienti dal Fondo per il decommissioning alimentato dagli operatori che hanno gestito le centrali. 
 Ai cittadini residenti, agli enti locali ed alle imprese operanti nei territori circostanti alle centrali saranno riconosciuti benefici economici a carico dell’operatore che ottiene l’autorizzazione unica:

- dall’inizio dei lavori ammonterà a 3.000 euro/MW all’anno, fino a 1.600 MW realizzati nel sito, più un incremento del 20% per l’eventuale potenza eccedente installata;

- dall’entrata in esercizio sarà corrisposto ogni trimestre un beneficio di 0,4 euro/MWh di energia prodotta e immessa in rete. 
 Il 10% dei benefici relativi al periodo di costruzione dell’impianto è destinato alla/e Provincia/e, il 55% al Comune nel quale sorge la centrale ed il 35% ai Comuni ricadenti in un’area di 20 km intorno alla centrale (o 10 km per gli impianti di produzione di combustibile nucleare). Quest’ultimo 35% è suddiviso tra i Comuni in base alla superficie ed alla popolazione residente. I benefici alle persone e alle imprese saranno corrisposti attraverso la riduzione della spesa energetica e di Tarsu, Irpef, Ires e Ici. 
 È, infine, prevista la realizzazione di un Deposito nazionale per lo smaltimento definitivo delle scorie radioattive e di un Parco tecnologico>>.

Nessun commento, lascio agli altri la parola.

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