Giu 17 2010
Sulle fortificazioni fra XIV e XVI secolo
Dopo la sbornia calcistica dello scorso fine settimana che mi ha visto coinvolto, torno a parlare di antiche costruzioni, sia perchè ho avuto una richiesta in tal proposito (l’argomento suscita un certo interesse in più di qualche lettore) e sia perchè credo che un ingegnere debba conoscere le origini ed il passato dell’edilizia per proiettarsi nel futuro.
Oggi voglio parlare di antiche fortificazioni; non voglio certamente star qui a scrivere la loro storia per pagine e pagine, bensì cogliere un aspetto che cambiò la loro morfologia per sempre a cavallo fra XIV e XVI secolo. Come potete constatare girando per la vostra città (ad esempio Verona, dove, in questo senso si è particolarmente fortunati) esistono, generalmente, fortificazioni militari di differenti periodi storici. Ebbene, potrete notare notevoli diversità: le mura del Basso Medio Evo sono alte, di spessore non elevato, costituite da mattoni rossi di laterizio ben cotti, mentre quelle del periodo immediatamente successivo, ad esempio quelle sanmicheliane, sono basse, con due paramenti estremi e riempite a sacco di terra od altro materiale di risulta. Perchè questo? La spiegazione risiede nell’evoluzione del modo di combattere: mentre prima occorrevano scale e torri mobili per attaccare e, quindi, quanto più alte erano le mura, tanto più ci si difendeva meglio (nel frattempo gli assediati potevano riversare sui nemici tanti bei regalini, quali frecce, olio bollente e pietre), poi tutto ciò diventò inutile con l’avvento delle armi da fuoco, quali colubrine e primi cannoni (pensate alle tecniche affinate dal Genio di Vinci per costruirli), per i quali occorrevano fortificazioni che resistessero all’urto, ovvero servivano dei ‘grandi magazzini di energia’ che non crollassero al primo colpo di artiglieria. Avete notato, inoltre, che le opere di difesa veneziane, molte progettate dall’ingegnere veronese Sanmicheli (1484-1559) (per chi non lo sapesse, era originario della zona dell’Isolo, dove esiste ancora la porta di casa sua), Sovraintendente alle opere militari della Serenissima, sono a scarpa verso l’esterno? Vi sono due ragioni per ciò: sia per distribuire meglio il peso in fondazione (minor tensione sul terreno), ma anche per diminuire l’impatto dei proiettili (è più facile danneggiare un muro perfettamente diritto) che, per di più, per una questione di balistica, generalmente vanno a colpire nella parte medio-bassa della muratura.
Abili costruttori delle fortificazioni fra la seconda metà del ‘400 e la prima metà del ‘500 furono, appunto Michele Sanmicheli (a Verona le porte cittadine e tutti i bastioni testimoniano la sua abilità, ma egli si adoperò anche per il rafforzamento delle mura veneziane a Creta, Candia, in Dalmazia ed a Corfù), Baccio Pontelli (1450 circa-1494 circa), fiorentino, e Francesco di Giorgio Martini (1439-1501), senese di nascita. Straordinarie sono le costruzioni militari di quest’ultimo: molte rocche dello Stato della Chiesa sono sue. Tra l’altro, come si può notare nella fotografia che ritrae la Rocca di San Leo in Romagna, ristrutturata da lui nel 1475, spesso egli realizza i torrioni d’angolo circolari per poter diminuire ulteriormente la superficie d’urto delle palle da cannone, una trovata non certo banale. Pure Baccio Pontelli fu attivo nello Stato Pontificio: lavorò per le Rocche di Ostia, Civitavecchia e Senigallia, talvolta collaborando col Martini. Anch’egli utilizza i torrioni circolari, divenendo così, insieme ai due colleghi, uno dei precursori dell’architettura moderna, attraverso un settore che, pur nella sua negatività (causa morti e povertà), pur tuttavia sovente è stato una fucina di sperimentazione per l’umanità.






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