Apr 30 2010
Scienza od arte del costruire
‘Scienza od arte del costruire’ era il titolo di un libro che, non a caso, fu scritto da un eminente ingegnere, del quale tutti abbiamo sentito parlare una volta, Pierluigi Nervi. Mi è tornato in mente perchè, in questi giorni, ho avuto delle sollecitazioni varie sull’argomento, quasi per caso. Non è un mistero, ad esempio, che, nell’antichità, l’inizio dei lavori di costruzione di una casa o di un edificio pubblico fosse preceduto da precisi rituali religiosi (dunque, arte dei gesti) per propiziarsi gli dei (tutto ciò è permasto nell’azione di ‘inaugurare’ un’opera o di ‘porre la prima pietra’: ma guarda che coincidenza, nell’era della tecnologia in fondo ancora si ‘commettono riti magici’!) e che fondamentale fosse l’apporto dei ‘maestri d’arte’, dai muratori, ai carpentieri, agli scalpellini, agli affrescatori, …, i quali, con la loro santa esperienza, sopperivano ampiamente all’assenza degli ingegneri calcolatori (si sapeva, ad esempio, che un nodo di una capriata era da realizzarsi in quel modo perchè così resisteva od una muratura doveva avere determinati tessitura e spessore se no non stava in piedi). Del resto la scienza delle costruzioni non era ancora nata, al massimo gli architetti si limitavano a disegnare qualche poligono funicolare, per di più con molte incertezze, che si possono immaginare, sui carichi e sulle rette di azione delle forze (ne esistono anche di interessanti come memoria storica e basta, ad esempio del Palladio o del Borromini). Di conseguenza, con le maestranze ‘dominatrici’ del discorso progettuale, gli errori non mancavano e le richieste prestazionali erano di molto inferiori rispetto ad oggi, ma la cura dei particolari costruttivi era molto più accurata. Allora, si torna al quesito od alla certezza (dipende dai punti di vista) del titolo: costruire è solamente ‘arte’, nel senso di un insieme di modalità codificate di procedere, od è solamente ’scienza’, nel senso che per rispondere a determinati requisiti, quali la stabilità, l’isolamento termo-acustico, la resistenza al fuoco, il risparmio energetico, …, ci si deve solamente affidare ai calcoli ed ai nuovi preparati, ai nuovi materiali, …? La risposta credo che sia soggettiva, c’è chi preferisce l’uno o l’altro aspetto, inoltre il discorso nel tempo è cambiato, come già osservato, con la predominanza in alternanza di un aspetto sull’altro. Io credo, invece, che i due elementi siano assolutamente complementari (sono figlio di un artigiano del legno, e so benissimo che cosa significhi l’esperienza di un lavoratore di una certa età, è una persona che va sempre ascoltata perchè conosce degli aspetti che nemmeno Leonhardt od altri grandi progettisti hanno mai considerato), e ci sarebbe bisogno, oggi, soprattutto dell”arte’, visto che si ha proprio l’assenza quasi totale di quei maestri che una volta spadroneggiavano anche troppo sui luoghi di lavoro (pensate che nel Medioevo i mastri carpentieri o scultori od affrescatori o via discorrendo erano molto contesi per costruire palazzi o chiese, sia fra le varie città che fra le famiglie più in vista di un centro urbano, ed avevano sempre l’ultima parola, alle volte si era perfino costretti ad assecondare i loro capricci!).







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