Dic
31
2009
Eccomi giunto all’esame dei disegni della Torre Eiffel, così come sviluppati da Gustave Eiffel. Innanzitutto c’è da sfatare un mito. Se vi chiedessero: ‘Chi ha progettato la Torre Eiffel?’ voi rispondereste: ‘Eiffel’ e, invece, ciò non è completamente vero. Infatti, egli propose i disegni della torre come impresario, ma essi furono sviluppati anche con l’ausilio dell’architetto Stephen Sauvestre. Inoltre, i calcoli furono eseguiti dagli ingegneri Maurice Koechlin ed Emile Nouguier. Puntualizzato ciò, analizziamo l’elaborato della fondazione di uno dei quattro piloni dell’opera, nel particolare della pila n. 3 posta a Sud. Ciò che colpisce subito è la concezione moderna di essa: la muratura dei due distinti corpi (uno per ogni ‘asta’ di traliccio che scarica) ha una postura ’di sbiego’ in modo da assorbire le spinte orizzontali provenienti da sopra. Ma ciò non deve stupire più di tanto: è proprio in quegli anni che vengono pensati e dimostrati i teoremi energetici (di Maxwell, di Castigliano, della ‘minima energia potenziale’, …), i quali consentono un calcolo preciso delle reazioni vincolari anche senza risolvere una struttura, basandosi solamente sul lavoro fittizio compiuto da essa (ancora, infatti, le metodologie di risoluzione delle travi, di qualsiasi tipo, e dei telai non erano state completamente messe a punto). Troviamo, comunque, ancora una modalità realizzativa un po’ datata, guardando la fondazione frontalmente: è la presenza dei gradoni, i quali sono un chiaro retaggio del passato. Positive, invece, la ricerca di uno strato di terreno sufficientemente resistente sul quale scaricare le forze in profondità, e la costruzione di una fondazione a sezione rettangolare per distribuire i carichi (in un’epoca nella quale le fondazioni od erano minime e superficiali o, addirittura, non esistevano - si lasciavano i muri a contatto diretto col terreno!). Il disegno non ci informa riguardo al tipo di materiale con il quale è stato eseguito l’apparato fondale: muratura o calcestruzzo (non armato, visto che il c.a. si affermerà solamente qualche anno prima del 1900, proprio a Parigi, grazie all’architetto Auguste Perret)? Dall’indicazione dei tratteggi sembrerebbe che, probabilmente, la parte a gradoni sia in muratura di laterizio, mentre la fondazione sottostante sia di calcestruzzo. Inoltre, si vede, nel prospetto frontale, una sorta di platea, sempre in calcestruzzo, di collegamento fra le fondazioni poste a contatto col terreno, molto utile in caso di sisma. Adesso gurdatevi il progetto della fondazione qui sotto:

Dic
29
2009
Sollecitato dal collega Terrabuio che mi ha suggerito l’idea di parlare un po’ di una delle più belle opere d’ingegneria che hanno segnato il passaggio dall’antichità alla modernità, tratterò, in più appuntamenti, della Torre Eiffel. Ho intenzione di svelare di essa tutti gli aspetti ingegneristici, aggiungendovi anche delle mie personali considerazioni, alle quali chiunque potrà replicare od aggiungere altre postille. La torre quest’anno ha festeggiato 120 anni di esistenza, essendo stata costruita nel 1889, in occasione dell’Esposizione Universale di Parigi. Essa s’inquadra nell’ambito del clima creatosi nella seconda metà del XIX secolo quando, con l’avvento della Seconda Rivoluzione Industriale, l’utilizzo della ghisa e, successivamente, dell’acciaio sovvertì i criteri di realizzazione delle strutture esistiti fino ad allora e creò una nuova era, che dura tutt’ora. Pensate quanto l’acciaio sia presente nella nostra vita moderna, non c’è azione quotidiana che non dipenda da esso. Se utilizziamo un qualsiasi mezzo per spostarci, se mangiamo e beviamo, se guardiamo la televisione o se ci laviamo, l’acciaio è sempre parte degli oggetti che usiamo. Ma esso è anche importante per noi ingegneri perchè con esso siamo nati, ci siamo sviluppati e continuiamo a lavorare. Prima dell’acciaio, infatti, esistevano solamente gli architetti che avevano una formazione accademica soprattutto umanistica, con il suo avvento nacque la figura del progettista strutturale ovvero dell’ingegnere civile che calcolava le opere da erigersi. Così, comparvero serre (famosa quella detta il ‘Palazzo di Cristallo’ di Joseph Paxton nel 1851, la prima struttura in metallo - in questo caso ghisa - e vetro della storia), ponti (soprattutto all’inizio nel Regno Unito, poi anche in Francia - famosi quello ferroviario di J. Wilkinson e T. F. Pritchard del 1777 sul ponte Severn a Coalbrookdale, lungo oltre 30 m, in ghisa fusa nelle vicine officine Darby, quello del grande Thomas Telford sul fiume Menai in Galles del periodo 1819-1826, con pile in muratura, stralli e cavi sospesi, e quello di B. Baker e J. Fowler del periodo 1881-1889 sul Firth of Forth in Scozia, quasi interamente in acciaio, con grandi controventi ed una conformazione che anticipa le reticolari in tre dimensioni) ed altre strutture le più svariate che cambiarono il paesaggio ed il modo di intendere l’edilizia, determinando il passaggio di essa dal livello artigianale a quello industriale (infatti è in questo momento che cominciò la sua esistenza la prefabbricazione, oggi molto impiegata nei cantieri). Anche a Verona si ebbe un esempio di questo progredire nel tempo: l’ingegner Giovanni Battista Biadego, grande figura, oggi dimenticato dalla sua città, in conseguenza della piena del 1882 nel 1883 progettò e vide realizzato il Ponte Nuovo in acciaio e ghisa, il quale sostituì l’attraversamento crollato. La struttura aveva campata unica ed era molto interessante per l’epoca poichè era anticipatrice dei moderni attraversamenti ad arco con via inferiore, ma non fu capita. I veronesi sbeffeggiarono la costruzione, anche la stampa, e dopo dieci anni fu smantellata per essere sostituita con un ponte in acciaio ’classico’. Per iniziare con la Torre Eiffel vi allego la vita di Gustave Eiffel (è in inglese, spero che sappiate tradurre, contiene parole comuni non difficili da capire).
gustave-eiffel.pdf
Dic
24
2009
Sul disegno di legge per la semplificazione amministrativa, che consentirà di eseguire manutenzioni straordinarie senza DIA, Edilportale ha chiesto il parere del Consiglio Nazionale degli Ingegneri.
“La liberalizzazione prevista per alcune categorie di interventi edilizi, in particolare per gli interventi di manutenzione straordinaria - spiega l’ingegner Giovanni Montresor, consigliere del CNI, a Edilportale -, suscita non poche perplessità nella categoria degli Ingegneri.
Va innanzitutto evidenziato come non sia certo con la eliminazione della D.I.A. per la manutenzione straordinaria che si risolvono i problemi delle lungaggini burocratiche in materia edilizia e urbanistica; sarebbe invece ben più importante un’efficace azione di monitoraggio e di controllo per far rispettare le tempistiche previste per i vari Enti e le Istituzioni che devono rilasciare pareri e autorizzazioni (Comuni, Sopraintendenze, Consorzi, ecc.) preventivi al definitivo rilascio di un permesso di costruire o dell’approvazione di un piano attuativo; troppo spesso - denuncia il CNI - vi è la cattiva abitudine di “interrompere i termini”con la richiesta di documentazione e materiale integrativo che raramente è sostanziale per il rilascio di quanto richiesto (spesso peraltro qualche giorno prima della scadenza dei termini per l’Ente).”
Gli ingegneri sottolineano poi alcuni “elementi di prevedibile criticità” della liberalizzazione sostanziale degli interventi di manutenzione straordinaria:
- chi garantirà il rispetto di norme più restrittive previste dal PRG e/o da normative di settore? Forse il committente o l’Impresa?
- la liberalizzazione proposta appare in contraddizione con la recente entrata in vigore e messa a regime di norme e regolamenti in materia di sicurezza sismica, di risparmio energetico, di sicurezza degli impianti e di sicurezza nei cantieri, norma e regolamenti che verrebbero più facilmente elusi;
- inoltre, il limite tra gli interventi classificati come “manutenzione straordinaria” e interventi inquadrabili in altre categorie non è sempre così chiaro e definito, soprattutto nel caso di interventi su preesistenze che, ancorchè non vincolate, richiedono un approccio progettuale specifico anche per semplici “manutenzioni”.
Altra tematica che suscita preoccupazione tra gli ingegneri è la indiscriminata liberalizzazione dei “movimenti di terra per attività agricole”, che in molti casi può nascondere o incentivare operazioni sul territorio con altri e meno nobili obiettivi; si vedano i numerosi contenziosi in materia, soprattutto in zone vincolate dal punto di vista paesaggistico, che in Italia sono estese e diffuse, quasi sempre con risvolti anche penali.
In conclusione, le perplessità del Consiglio Nazionale degli Ingegneri non sono dettate dall’obiettivo di proteggere interessi di categoria e/o di garantire nicchie di lavoro, peraltro spesso praticate anche dai colleghi più giovani, quanto dalla cosciente consapevolezza dei prevedibili rischi sopra evidenziati che l’ipotizzata liberalizzazione e semplificazione normativa certamente comporterebbe.
(fonte edilportale)