
Unità della categoria e rilancio della figura professionale ed intellettuale dell’ingegnere: questi gli appelli rivolti a tutti gli appartenenti e provenienti dal VI Congresso Nazionale dei Giovani Ingegneri Italiani tenutosi il 17 ed il 18 novembre in quel di Brescia presso il Museo Mille Miglia. Organizzato in modo inappuntabile dai Giovani Ingegneri di Brescia, il Congresso si è aperto, dopo i saluti iniziali, con gli interventi di sei giovani provenienti da tutta Italia. Per prima ha parlato Arianna Minoretti dell’Ordine di Como, la quale ha sviluppato una rapida ma incisiva panoramica sulla riforma delle professioni: ha parlato di libera concorrenza, la quale, secondo i documenti di legge avvicendatisi, è negata, di qualità del prodotto ingegneristico, che è definitivamente accantonato a favore del principio di concorrenza (quindi, l’ingegnere risulta un professionista che fornisce un bene di largo consumo piuttosto che di pregio), di tirocinio, con la visione del giovane come un peso od una fonte di guadagno. In conseguenza di ciò, vi è stato un invito alla politica a ripensare il ruolo dell’ingegnere nella società ed una critica forte alla stessa nostra classe di prendere coscienza del ruolo che riveste e di avere molto più rispetto di chi si affaccia al mondo lavorativo, altrimenti non ci si dovrà lamentare per una proposta di legge come l’ultima pubblicata. A seguire vi è stata Ilaria Segala dell’Ordine di Verona, la quale ha tracciato un quadro sintetico ma sufficientemente esauriente di Inarcassa. La cassa previdenziale apparentemente gode di ottima salute, ma le proiezioni per il futuro non sono altrettanto rosee: ogni giovane che si iscrive diventa un debito, inoltre ben il 37 % degli iscritti dichiara un reddito minore od uguale a 13000 euro, segno della crisi anche reddituale degli ingegneri (specie dei giovani, si parla di proletarizzazione). Si rende necessario l’aumento dei contributi previdenziali, seppur graduale, dal 10 % al 15 % per evitare la fagocitazione della cassa da parte dell’INPS, situazione che minerebbe alla base l’autonomia della nostra categoria. Le difficoltà dei giovani sono state confermate anche da Giorgio De Riso per quanto concerne i dipendenti pubblici e privati: alle elevate professionalità e responsabilità non corrisponde un adeguato inquadramento giuridico, amministrativo ed economico con il risultato che vi è scarso attaccamento al lavoro ed i migliori lasciano; allora, nelle pubbliche amministrazioni, si ricorre a consulenti esterni con aggravamento di costi e minor coordinamento operativo. Le soluzioni auspicate sono: il riordino normativo, la tutela della professionalità, la definizione di chiare modalità di conferimento degli incarichi esterni, un adeguato remuneramento per i dipendenti (specie quelli pubblici). Anche la relazione di Alessandro Jacono di Reggio Calabria ha sottolineato le difficoltà dei giovani nel partecipare alle gare d’appalto pubbliche in quanto una sentenza della Cassazione ha indicato la partecipazione degli ingegneri con meno di 5 anni di iscrizione all’albo come una possibilità e non come un’obbligatorietà; inoltre, molte volte i giovani, anche quando partecipano, sono, di fatto, relegati ad una semplice funzione di prestanome. Pessimismo anche per quanto riguarda i finanziamenti, a quanto si evince dalla ricerca dell’ingegner Fabio Vusini dell’Ordine di Asti: i motivi fondamentali sono il valore di reddito non molto elevato sotto il quale ottenere contributi, 30000 euro annui, ed il tetto massimo di spese per beni strumentali assolutamente ridicolo, 15000 euro. Ciliegina sulla torta le clausole vessatorie inserite nelle polizze assicurative, come indicato da Cristina Marsetti dell’Ordine di Bergamo: si va dal pagamento dei danni in solido con le imprese al rifiuto delle compagnie a pagare in caso non siano state completamente rispettate le norme della 494 all’esclusione di intervento delle assicurazioni quando c’è colpa grave dell’ingegnere. La mattinata si è conclusa con un accorato appello di Marco Ghionna, Coordinatore Nazionale delle Associazioni dei Giovani Ingegneri, all’unità della categoria per fronteggiare gli attacchi provenienti da più parti e per evitare lo svilimento del nostro lavoro. Nel pomeriggio si è avuta una tavola rotonda alla quale sono intervenuti Marco Belardi, presidente Inarsind, Alessandro Mossi, Presidente dell’Ordine di Brescia, Paola Muratorio, Presidente dell’Inarcassa, Marco Ghionna e Paolo Stefanelli, Presidente del Consiglio Nazionale degli Ingegneri. Si è ancora discusso di proletarizzazione del giovane ingegnere, sia dal punto di vista intellettuale che del reddito, di tirocinio, con la richiesta di un numero di anni adeguato (almeno due, secondo i più), di una giusta retribuzione (per evitare forme di squallido sfruttamento) e di percorsi formativi alternativi per chi non intende affrontare il mare aperto della libera professione, di sostenibilità della Cassa previdenziale e di aumento dei contributi (c’è stata la proposta dell’architetto Muratorio di un aumento graduale per i giovani e secco per gli ingegneri più anziani e la promessa di battersi, in sede istituzionale, per avere qualche agevolazione IRPEF), dell’attacco alla nostra professionalità e dignità portato dagli onorevoli Mantini e Chicchi con l’articolo 5 della riforma della professione, il quale comporterebbe l’attribuzione del titolo d’ingegnere anche a chi non lo è. Su quest’ultimo punto è intervenuto, in particolare, il Presidente nazionale, precisando che non è solo stata una diatriba fra lui ed i politici in questione, ma è stato un vero e proprio affondo mirante a delegittimarci ed a svuotare di contenuti la qualità della nostra professionalità e del nostro faticoso impegno per permettere all’economia nazionale di progredire; in questo caso, si configura, tra l’altro, il reato di usurpazione di titolo. L’ingegner Stefanelli, inoltre, ha giustamente sostenuto che si tratta di un episodio legato ad un ben più ampio disegno politico, sostenuto da Confindustria, avente l’obbiettivo finale di inserirci nel processo produttivo come dei semplici operai, senza valorizzare la nostra professione ed il nostro bagaglio tecnico e culturale. Il congresso si è, poi, concluso con un appello, sempre da parte dell’ingegner Stefanelli, alla coesione interna, unica nostra fonte di forza.