Lug 22 2010

Costruzioni in un paese a rischio sismico

Pubblicato da Puglisi su Strutturisti, Edile, Civile

San Zeno di Montagna, secondo la vecchia OPCM n° 3274/2003, sarebbe in zona sismica 2, dunque con rischio elevato; vediamo velocemente lo stato di alcune strutture, come esempio di quanto sia poco adeguato al problema l’attuale patrimonio edilizio italiano.

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Figura 1 - Una vecchia casa disabitata con le catene laterali, delle quali si vedono le teste: un ottimo sistema per tenere legata la ’scatola muraria’.

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 Figura 2 - La muratura dell’abside della chiesa ‘madre’: come si constata si tratta di una muratura alquanto inconsistente, con ampi vuoti riempiti di malta di calce e ‘pezzi’ tagliati male di Rosso Verona.

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Figura 3 - Altra musica per il campanile: il Rosso è di miglior qualità, inoltre ci sono dei cantonali importanti per legare bene le murature. Questa è una buona struttura antisismica.

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Figura 4 - Infine un vecchio sistema di realizzare le coperture, purtroppo un po’ abbandonato, con scempiato di cotto, travetti e travi lignei: il tetto pesa poco e, quindi, è benvenuto per l’antisismica, in più garantisce anche un discreto grado di isolamento termico (qui, però, siamo in una chiesetta, non in un’abitazione).

 

 

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Lug 19 2010

Ci riprovano

Pubblicato da Puglisi su Mondoingegneri

Dopo il disegno di legge 1865 della senatrice Vicari ne arriva un altro, il 3493, da parte di un collega di partito, un certo Toto (senza accento, mi raccomando). Non commento più di tanto, ormai, questi tentativi della politica di investire persone che non hanno le conoscenze tecniche e teoriche per affrontare certi temi (lo sappiamo benissimo che, in certi settori, come la sicurezza, l’antincendio od il risparmio energetico, non basta più neanche la laurea, ma bisogna specializzarsi ulteriormente) di competenze sproporzionate rispetto al loro ruolo (mi riferisco ai geometri). Qualcuno, non molto tempo fa, mi ha detto: “Ma l’esperienza può sopperire al gap”; nulla di più errato: se l’aver molti anni in un settore indubbiamente porta ad avere molte nozioni, comunque non copre tutte le carenze. Mi spiego meglio con un esempio: se un geometra ha sempre svolto contabilità di cantiere come riuscirà, all’improvviso, a progettare, anche solamente architettonicamente, un edificio di ben 4500 m3 di cubatura seguendo un semplice corso di aggiornamento? Bisognerebbe chiederglielo e domandarlo ai politici, di uno e dell’altro schieramento (si dividono equamente la ‘genialità’ di certe sparate), ai quali vengono certe belle idee. Spero solamente che questi tentativi di svilire il nostro lavoro falliscano: il diavolo fa le pentole ma non i coperchi di solito…

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Lug 15 2010

Il gas estratto dagli scisti bituminosi

Pubblicato da Puglisi su Energia

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Lo ammetto: sono un affezionato spettatore da anni di SuperQuark. E’ una trasmissione molto interessante che presenta argomenti anche per noi ingegneri. Invitandovi a vederla anche stasera, vi parlo di un argomento che è stato trattato nella scorsa puntata: l’estrazione di gas naturale dagli scisti bituminosi. Infatti, in un mondo sempre più assetato di energia (si spera il più possibile ‘pulita’) il gas da scisti bituminosi, detto anche non convenzionale, promette di essere la nuova frontiera energetica per i prossimi anni. Esso è costituito da gas metano contenuto negli scisti argillosi. Gli scisti sono sedimenti di colore nero ricchi di bitume presenti normalmente nelle argille, derivanti da antiche alghe depositatesi milioni di anni fa e, poi, sprofondate nella crosta terrestre dalle varie orogenesi le quali, producendo rocce impermeabili, hanno impedito la risalita degli aeriformi.

La presenza di metano in tali sedimenti era già nota da moltissimo tempo. E nonostante la loro abbondanza sul pianeta, fino ad oggi non era mai stata presa in considerazione l’idea di sfruttarli perché l’estrazione era troppo costosa. Ma 4 o 5 anni fa gli statunitensi sono riusciti a mettere a punto due tecniche che l’hanno resa concorrenziale rispetto all’estrazione del metano convenzionale. Questa scoperta potrebbe di colpo aver raddoppiato le riserve di gas naturale degli Stati Uniti e della Terra. All’incirca 5 anni fa, infatti, con la produzione di gas metano in calo, si era iniziata, sulla East-Coast, la costruzione di una serie di siti di stoccaggio che avrebbero dovuto rigassificare il metano trasportato dalle navi provenienti dalla Russia e dal Qatar. Oggi si sta iniziando a riconvertire questi impianti per adattarli all’esportazione. Questa nuova possibilità avrà sul mercato mondiale dell’energia ripercussioni simili ad un terremoto (anche se qualcuno è più cauto). Il primo settore a subire gli effetti di tale paventato cambiamento sarà il nucleare che negli ultimi anni, per la crisi petrolifera e per l’obiettivo -80% di gas serra entro il 2050, era stato rispolverato. Con le riserve di metano raddoppiate e non solo più concentrate in Russia ed in Iran (infatti, oltre agli States, sarebbe interessata anche l’Europa, ed in particolare la Germania e la Polonia), il panorama energetico futuro può rapidamente evolversi. E’ vero che il nucleare non produce CO2, ma una centrale a gas costa meno della metà di una nucleare e la sua costruzione richiede meno della metà del tempo. Inoltre, lo spegnimento di una centrale a gas è semplice, mentre quello di un impianto nucleare è cosa ardua, in più non vi è il problema della ‘persistenza ambientale’ che sappiamo essere il più difficile da estirpare per il nucleare. E, così, le grandi manovre prossime venture del mercato incominciano già a delinearsi: Gazprom, il colosso russo monopolista del metano, ha concesso all’Ucraina uno sconto del 30% sul suo costo, Exxon ha speso oltre 30 miliardi di dollari statunitensi per acquisire Xto, un’azienda col know-how dei gas non convenzionali. E tutti gli altri colossi della Big Oil iniziano a muoversi per accaparrarsi i nuovi giacimenti.

Ma in cosa consistono queste scoperte che promettono di produrre tanti sfracelli?

Innanzi tutto il tipo di trivellazione, che procede verticalmente finché non si incontrano gli scisti e, poi, orizzontalmente, parallelamente al suolo, aumentando l’area da cui verrà estratto il gas.

A questo punto, poiché l’aeriforme non esce come nei giacimenti tradizionali perché è intrappolato nel bitume, si insuffla acqua ad altissima pressione (circa 250 atmospfere) mescolata ad acidi. L’elevata pressione frantuma gli scisti e libera il gas. Il sistema, che come già detto precedentemente ha un costo competitivo, è, però, da utilizzarsi con estrema cautela perché può con facilità inquinare le falde acquifere e, in più, può originare fenomeni di subsidenza. Questi particolari han già messo in allarme gli ambientalisti, anche se va riferito che non tutti sono contrari, specialmente in considerazione del fatto che la cosa allontanerebbe l’incubo delle centrali nucleari.

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